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Cinema - articoli, recensioni e interviste

Anticipazioni su Diari di Cineclub di Maggio

Uscirà il 1 maggio il n. 17 di Diari di Cineclub che apre con una foto di Patrizia, la minatrice del Sulcis arrivata suo malgrado alla ribalta, con “Dal profondo” di Valentina Pedicini. La sua immagine  ci ricorda che non c’è festa senza lavoro. Ampio spazio sarà dedicato all’associazionismo nazionale di cultura cinematografica con un servizio sul congresso della FICC della Sardegna (Txell Bragulat, Giorgio Lo Feudo, Patrizia Masala, Gigi Cabras) e la pubblicazione di un importante documento politico redatto al temine dell’incontro;  Pia Soncini, segretario della UICC, illustra le attività dei circoli della sua Associazione mentre il presidente Massimo Caminiti scrive delle qualità e eccellenze delle attività Cin.it. Più articoli introdurranno il Valdarno Cinema Fedic che proprio dal 7 all’11 Maggio celebra la 32^ edizione. Quest’anno  sarà all’insegna di Vittorio De Sica, quattro premi Oscar, a quarant’anni dalla sua scomparsa. Stefano Beccastrini firma il suo intenso ricordo “In memoria di De Sica” e Simone Emiliani anticipa come sarà il festival annunciando come ospite della serata inaugurale il maestro Manuel De Sica che con uno sguardo non convenzionale parlerà di suo padre e presenterà il suo libro di successo  “Di figlio in padre”. Angelo Tantaro esprimerà il suo punto di vista con un articolo che esorta a un rinnnovamento della società partendo proprio da un circolo del cinema. Segue intervista di Giulia Marras alla responsabile delle Marche Film Commission, Anna Olivucci. Per “la parola ai politici” interverrà Gianluigi Pegolo. Un breve ricordo sarà pubblicato in memoria di Claudio G. Fava. Per “poetiche” sarà riprodotta una poesia di Wislawa Szymborska, mentre Nino Genovese ricorderà Pietro Germi. Alba Paolini esprime il suo giudizio su “Quando c’era Berlinguer”, un film senza arte né parte;  Il ministro Franceschini risponde all’interrogazione del sen. Marcucci  “Sulla disparità di trattamento a scapito delle nove associazioni nazionali di cultura cinematografica”; Elisabetta Randaccio racconterà dei gruppi musicali sardi nei film doc di Roberto Pili; Giovanni Papi, come di consueto, ci parlerà di Arte, questa volta la protagonista è Frida Kahlo mentre Giuseppe Barbanti pubblicherà un pezzo sul teatro,  prima attrice Ottavia Piccolo; Marco Vanelli sarà presente con una appassionata critica su “Nebraska”; Armando Lostaglio con “Il cinema e l’avanguardia”; Giulia Zoppi sul  BergamoFM con “The joys of fatherhood”; dal Bif&st di Bari Adriano Silvestri ci ricorderà Gian Maria Volontè;  Grazia Brundu da Sassari segnala il SardiniaFilmFestival,  l’evento dal 23 al 28 giugno, manifestazione che nasce al Quadrilatero dell’Università di Sassari per poi proseguire nell’estate prima a Villanova Monteleone e ancora a Martis.  Tra gli altri articoli, annunciamo quello di Chiara Lostagno con il suo “il cinema e l’arte”; Gabriele Chiffi con “Chaplin day” e Federico Felloni con “Manuel De Sica racconta il padre”. Non mancano le vignette di Pierfrancesco Uva. Al primo Maggio !
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Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di giugno, con i cinecircoli di Italo Moscati

SARDINIA FILM FESTIVAL

Sassari 29 e 30 giugno 2012

Università di Sassari

L’ Associazionismo culturale agli albori del XXI secolo.
L’impegno dell’operatore culturale e il rogo della cultura

Cosa vuol dire sostenere il cinema, l' arte, la qualità, il futuro nel tempo del caos dei media?

Italo Moscati conduce l'incontro

Associazionismo culturale, ricerca e film
Nove rappresentanti di importanti circoli e cineclub tra storia e immaginazione
Contro i viali del tramonto e gli sguardi chiusi

Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di giugno, con i cinecircoli

Pubblicato il 27 giu 2012 da Italo Moscati su cineblog:

http://www.cineblog.it/post/42647/travolti-da-un-insolito-destino-nellazzurro-mare-di-giugno-con-i-cinecircoli

Vado e spero di fare bella figura. Frequentavo i circoli del cinema e il cineforum nei lontani anni Sessanta a Bologna. La città aveva un’intensa attività in associazioni con nome e cognome che si sono consolidate nel tempo e vivono o sopravvivono (dice qualcuno) anche oggi. Ricordo certe serate in cui interveniva Pier Paolo Pasolini non soltanto per parlare dei suoi film; ma s’incontravano anche tante belle figure, e tutte quante erano spavalde, serene, magari polemiche ma mai avvelenate, gli uni contro gli altri.

 

Per il 29 e 30 giugno sono stato invitato a Sassari, presso l’Università, a presiedere la discussione in un convegno che, come spesso accade in casi simili a questo, ha un lungo titolo, più o meno alla Wertmuller: ne cito uno sopra e non lo ripeto. Il titolo è “L’associazionismo culturale agli albori del XXI Secolo. L’impegno dell’operatore culturale e il rogo della cultura”.

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C’e’ posto e futuro sull’albero di Italo Moscati

C’e’ posto e futuro sull’albero
di Italo Moscati

(Art. apparso sul SardiniaFF News n. 11 Maggio 2012)

 

L’invito di Angelo Tantaro a partecipare al convegno delle nove associazioni di cultura cinematografica e a scrivere qualcosa prima del convegno stesso, mi trova in un incrocio di strade. Strade che mescolano momenti personali e momenti più generali di riflessione.

Sto andando per l’Italia a presentare un libro dedicato a Gianni Toti, un poeta e molto altro ancora, che amava il cinema; ha frequentato e animato le associazioni del cinema, è stato attento alle novità tecnologiche e alla sperimentazione, tanto è vero che ha tentato di fare poesia con l’elettronica. Il libro si intitola “Gianni Toti o della poetronica”, a cura di Sandra Lischi e Silvia Monetti, giovani studiose dell’università di Pisa.

In questo libro figura anche uno mio scritto sul poeta, che fu anche regista,e con il quale ebbi un intenso rapporto di scambi e lavoro nel periodo in cui mi occupavo degli sperimentali della Rai, e promuovevo esordi, ad esempio quello di Gianni Amelio con il bellissimo film  “La fine del gioco”.


Toti avrebbe potuto essere uno dei protagonisti del mio nuovo libro, “L’albero delle eresie” perché aveva tutte le caratteristiche di un eretico, un eretico buono, intelligente, sensibile, contrario alla violenza e alla volgarità ideologica. Non lo ho inserito perché le due studiose stavano preparando il loro libro. A cui rimando.

Nell’” Albero” sono presenti molti registi italiani e stranieri (da Fellini a Stanley Kubrick), teatranti d’avanguardia (da Julian Beck a Carmelo Bene), della musica e della danza (da Jimi Hendrix a Pina Baush).  Attraverso essi racconto le storie di chi era “diverso ma non avrebbe mai tagliato il ramo dell’albero” dove svolgeva le proprie ricerche e le più personali, ardite, e ancora vive, esperienze.

Quella che ho virgolettato è una espressione di Herbert Marcuse, l’autore di “L’uomo a una dimensione”, il filosofo più citato nella seconda parte degli anni Sessanta, il profeta più citato della contestazione; oggi quasi dimenticato.

In mezzo alle foglie di un albero frondoso metto adesso  le associazioni di cultura che hanno avuto e hanno a cuore il cinema, ma non solo.

Nessuna le cita più o quasi; sono fantasmi di cui sentiamo la presenza, il segreto lavorio; esse non sono possedute né dallo spirito di rinuncia  o peggio dalla depressione. Ne sentiamo il discreto fruscio ma io, ad esempio, che sono curioso di loro e le conosco in gran parte, avverto il bisogno di un rilancio.

Un rilancio che superi la storia di alcune di queste associazioni, pionieristiche, con nascite risalenti al dopoguerra; che metta in moto una riflessione rispetto a una realtà profondamente cambiata; e che, infine, cerchi in direzione di un futuro che non si lasci affascinare, o incantare, in una situazione dove tutto è in divenire ma dove il più delle volte prendono spazio illusioni di un domani a portata di mano.

Le associazioni di cui parliamo sono sorte in un’Italia che - avendo voltato le spalle al fascismo e decretato la fine di idee politiche e statuali bocciate - doveva in nome dell’antifascismo mettersi a tessere velocemente una tela non da disfare ma da inventare. Allo scopo di allargare la conoscenza e i valori che di essa era portatore la cultura e in particolare il cinema, massmedia unico, d’eccellenza, anche nei film più popolari.

Nascevano le associazioni e nello stesso tempo, per iniziativa delle istituzioni democratiche, partivano per l’Italia gli assistenti sociali- quasi tutti molto giovani- che avevano avuto l’incarico di presentare agli alunni e agli studenti qualcosa che il Paese avevo  “dovuto” dimenticare: la democrazia.

Erano vie parallele. Quella delle associazioni di cinema scavalcò gli anni del dopoguerra e ha avuto, ha, una vita lunga. Ma oggi diversa rispetto al passato, che ha scarso risalto e che rischia di essere avviata non tanto a un viale del tramonto, senza un Billy Wilder, ma ad una sopravvivenza da pianeta di solitari appassionati della pellicola che fu.

Ecco il punto. Le associazioni devono “compromettersi” con quel che è accaduto in oltre mezzo secolo di vicende in cui hanno avuto importanza, e senso; e trovare non una ma più linee diverse e all’altezza. Il cinema oggi se la passa maluccio. Non sto a ricordare come e perché. Lo sappiamo benissimo tutti.

Spero che a Sassari si possa cominciare da quella che non è più una vecchia crisi (come ricorda Rodolfo De Angelis in una vecchia canzone degli anni Trenta, “Ma cos’è questa crisi?) ma  da tutte le crisi da cui siamo circondati, compresa quella di internet, dei blog, del computer, del digitale.

L’importante è sapere, non fingere di sapere.

 

Il cineclub come social network di Elio Girlanda

Il cineclub come social network
di Elio Girlanda

(Art. apparso sul SardiniaFF News n. 10 Maggio 2012)

Zuckeberg, inventore dei social network? Si sa che prima c’erano i foto-annuari universitari. Con un viaggio nel tempo potremmo dire che nell’organizzazione del pubblico il primo modo per far incontrare spettatori e immagini (addirittura personali come nella Fedic, come su Youtube) è quello dei circoli del cinema più di 60 anni fa. Andando indietro, si potrebbero citare i Cineguf del fascismo e, ancor prima, l’inventore del cineclub, l’italiano a Parigi Ricciotto Canudo, per il quale il cineclub si lega al riconoscimento del cinema come arte. Come dichiarato dai presidenti, non c’è conflitto tra nuove tecnologie e storia dell’associazionismo. Internet è un enorme “cineclub” dove convergono miliardi d’interessi comuni e dibattiti con testi, foto, video, tutti o quasi provenienti “dal basso” e confluenti nell’agorà telematica. 

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Mino e Giovanni, un ricordo di Giulia Zoppi

Mino e Giovanni, un ricordo..

di Giulia Zoppi

(art. pubblicato sul SardiniaFF News n. 10 Maggio 2012)

Giovanni Crocè, segretario della Fedic scomparso all’improvviso il 27 febbraio di quest’anno. Suo padre Mino, presidente onorario della Fedic, a due mesi dalla morte del figlio Giovanni,  il dolore lo ha stroncato.

La cosa più terribile nella perdita delle persone amate è il restare. Non c’è nulla di più doloroso e terribile che modificare, plasmare e riadattare la propria esistenza sulla mancanza. E’ un fatto anche fisico, di spazi; la morte lascia vuoti mentali, sentimentali e spaziali che si fatica a recuperare e il Tempo ha un gran daffare per riuscirci. Penso a Renata, Pierangela, Raffaella e Giulia che in pochissimo tempo e all’improvviso, hanno pianto la scomparsa di Giovanni e poco dopo di Mino.

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Intervista a Nassimo Caminiti, presidente del CINIT - Cineforum ItalianoNIT – CINEFORUM ITALIANO

INTERVISTA A MASSIMO CAMINITI, PRESIDENTE DEL CINIT – CINEFORUM ITALIANO

di Fabrizio Violante

Il Cinit, come spiega il presidente Massimo Caminiti, è una delle nove associazioni nazionali di cultura cinematografica riconosciute dallo Stato e, da oltre quarant'anni, «fonda la sua attività sulla formazione culturale e civile dello spettatore attraverso la metodologia basata sulla visione e sulla discussione del film (cine – forum), operando come trait d’union tra il prodotto filmico e il pubblico, con l’intento di promuovere sia il cinema di qualità che rafforzare e affinare il gusto dello spettatore». Oggi le modalità di fruizione del film si stanno ampliando e la sala è ormai soltanto uno degli spazi possibili dell’audiovisivo, dunque «è sempre più ridotta quella “condivisione” che caratterizzava i tradizionali cineforum (proiezione e dibattito)». Per questo, ribadisce Caminiti, «le nostre associazioni si devono “attrezzare” curando l’aggiornamento e l’approfondimento soprattutto attraverso i siti web, sia per mantenere i contatti con gli appassionati sempreverdi, che per le nuove generazioni».

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Intervista a Carlo Tagliabue, Presidente del CSC (Centro Studi Cinematografici)

Intervista a Carlo Tagliabue, Presidente del CSC (Centro Studi Cinematografici)
di Maria Cristina Caponi

(intervista completa di quella apparsa sul n. 6 del SardiniaFF News)

Può spiegarci il modello di organizzazione seguito dal CSC e quali sono le finalità perseguite dall’associazione?

Il CSC svolge un’azione educativa nei confronti dello spettatore sin dalla tenera età. Basta leggere ciò che è scritto nello statuto dell’associazione per avere un’idea chiara delle linee guida del CSC: battersi affinché lo spettatore possa sentirsi libero di manifestare la propria coscienza critica. Il nostro fine, quindi, è che il pubblico cessi di sentirsi schiavo di tutti quei condizionamenti che provengono dall’immagine tout court, non soltanto da quella cinematografica.

Di quali attività culturali possono usufruire i soci di un organismo associativo come il CSC?

Ogni anno, sia a livello nazionale sia a livello locale, vengono messi in atto dei corsi specifici che puntualmente affrontano temi diversi. Si tratta di un impegno costante, che ha visto figure di primo piano dell’universo cinematografico italiano alternarsi nel fare lezione di fronte a un pubblico attento e interessato.

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Terra Antica

TERRA ANTICA

di Franco Piavoli

(articolo del maestro Piavoli apparso sul n. 5 del SardiniaFF News)

In Sardegna ho girato buona parte di “Nostos, il ritorno” ispirato all’Odissea. Lungo le coste, nel golfo di Orosei e lungo i torrenti che scendono a mare dai picchi dell’Ogliastra ho ritrovato le radici più antiche della terra.

A Sant’Antioco, a Tharros, nei nuraghi e nei dolmen cagliaritani ho rivisto i codici e i simboli dei miei antenati mediterranei.

 

Spero che anche i giovani autori, sardi o stranieri, qualche volta si  ispirino a quei luoghi,  e a quelle genti. Come a suo tempo ha fatto Vittorio De Seta con “Banditi a Orgosolo” e Piero Livi con “Pelle di bandito”.

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Greta Barbolini, presidente dell’UCCA Unione dei Circoli Cinematografici Arci presente in Italia con 330 circoli:

Greta Barbolini, presidente dell’UCCA Unione dei Circoli Cinematografici Arci presente in Italia con 330 circoli:

Progettare collaborazioni e progettualità per essere sempre più rete

di Chiara Cecchini

(intervista di quella apparsa sul n. 4 - 15 febbraio 2012 del SardiniaFF News )

«Bisogna cogliere ogni occasione possibile di confrontarci per aggiornare le nostre cassette degli attrezzi». Greta Barbolini, presidente dell’Ucca, l’Unione dei Circoli Cinematografici Arci è l’unica donna a ricoprire la massima carica fra le nove associazioni di cultura cinematografica riconosciute dallo Stato («In diversi ambiti dell’associazionismo stanno venendo fuori tante figure femminili ma potremmo emergere di più”, precisa).

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Viaggio nel cinema argentino

Viaggio nel cinema argentino

di Alessio Trerotoli

(articolo ompleto di quello apparso sul n. 4 del SardiniaFF News)

 

Buenos Aires. Una passeggiata per il mercato di San Telmo, il barrio più antico della città. Entro nel Bar di Plaza Dorrego e sembra di entrare in un’altra epoca, tra la musica degli altoparlanti (rigorosamente tango, come in gran parte di Buenos Aires) e il legno dei tavolini che profuma di antico. Non molto lontano da qui, in calle Esmeralda, il 18 luglio del 1896

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Due o tre cose che so di lei. conversazione con Massimo Maisetti sulla Fedic

Due o tre cose che so di lei. conversazione con Massimo Maisetti sulla Fedic di Fabrizio Violante

(intervista completa di quella apparsa sul n.1 del SardiniaFF News - 1 dicembre 2011)

1 - Come è cambiata la Fedic da quando nel lontano 1948 si costituì il primo nucleo dell'associazione al fine di "coordinare gli sforzi  tendenti a fornire i mezzi, oltre che i consigli, ai giovani che si avvicinano ai problemi concernenti la cinematografia", anche alla luce dell'avvenuta democratizzazione dei mezzi grazie alla rivoluzione digitale?

 

A  Milano dove sono nato e ancora vivo, già esisteva nel 1949 l’associazione di cineamatori EICA, che, dopo le trattative condotte a Roma con la partecipazione di Jean Borel, presidente dell’UNICA - UNion International des CineAmateurs, si unì alla Federazione Italiana Cineamatori di Roma dando vita alla FEDIC, la Federazione Italiana dei Cineclub, subito entrata a far parte dell’UNICA.

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Cineclub Roma. Ricordi dal sottosuolo

 





La rivista quadrimestrale della Fedic
Periodico di cultura cinematografica, n.30 -  1° Quadrimestre 2011 pagg. 14/15/16

Cineclub Roma. Ricordi dal sottosuolo
di Angelo Tantaro

Ricordi dal sottosuolo di Fedor Michajlovic Dostoevskji
costituisce il punto di svolta della sua vita artistica e spirituale.
Sulla scena dostoevskiana compare una figura singolare di
ribelle non riconducibile a quelle descritte fino ad allora.
Si tratta di un individuo smarrito tra la propria angosciosa
ricerca di una verità che illumini davvero la vita,
e un vuoto tra gli stessi e la "maledetta realtà" che nulla
riesce a colmare. Tale personaggio rappresenta
un alfiere delle sue convinzioni più preziose,
e al contempo il ricettacolo di vizi, depravazioni e debolezze.

www.cineclubromafedic.it

Nel 1948 viene lanciato un appello a tutti i cineamatori italiani di riunirsi in una unica associazione. Da subito aderisce il Cine Club Roma

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Ricordando Teresa Borsotti, amante della Fedic

Ricordando Teresa Borsotti, amante della Fedic
Ha aspettato che tutti noi fossimo lontani dalle nostre cose e l’1 agosto, Teresa Borsotti  è andata via.

Se penso a ciò che lascia il segno nella nostra vita, penso

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L'intervento di Marco Asunis (Presidente FICC) per il volume "L'associazionismo culturale agli albori del XXI secolo. Atti del convegno di Sassari. A cura di Angelo Tantaro

L'intervento di Marco Asunis (Presidente FICC) per il volume "L'associazionismo culturale agli albori del XXI secolo. Atti del convegno di Sassari. A cura di Angelo Tantaro - novembre 2012 pagg. 160 Alcione editore, presentato a Roma – FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA - Venerdì 16 Novembre Lazio Film Fund – Villaggio del Cinema

Il tema del confronto odierno (rapporto tra cinema e territorio, la situazione degli spazi e delle sale dove si proietta, la qualità delle proposte e dell’offerta cinematografica esistente) rientra pienamente all’interno di una riflessione generale, che riguarda la ‘questione del pubblico’, o, per quel che meglio ci riguarda, del ‘nuovo pubblico’ dei non privilegiati sul piano sociale e culturale.

E’ perciò quella di oggi una occasione importante per poter esaminare alcuni aspetti strettamente legati all’organizzazione del pubblico cinematografico, ragione principale del lavoro delle nove Associazioni nazionali di cultura cinematografica, quelle riconosciute dalla legge per il cinema.

Un tema che quindi non può risultare estraneo dalla realtà che si respira e si vive oggi, di una società in pieno tumulto scossa da un primo sciopero generale europeo della storia, con tanto di manifestazioni e proteste che reclamano diritti ed eguaglianza!

E’ a partire da questo quadro complessivo che è importante, molto importante per noi, proporre oggi un’occasione di riflessione, qui al Festival di Roma, sul valore della pubblicazione degli Atti di un Convegno con tutte le Federazioni nazionali di cultura cinematografica, svoltosi a Sassari il 29/30 giugno scorsi, intitolato: "L'’Associazionismo culturale agli albori del XXI secolo. L'’impegno dell’'operatore culturale e il rogo della cultura”.

Un Convegno promosso dal Cineclub Fedic di Sassari nell’ambito del VII SardiniaFilmFestival, il cui Presidente Angelo Tantaro ha fatto si che non risultasse una riflessione puramente autoreferenziale, aprendola a figure importanti della cultura cinematografica italiana, a esponenti della Distribuzione cinematografica indipendente, delle Cineteche regionali, dell’Università. Cogliendo, infine, l’importanza culturale della pubblicazione di tutto quanto si è prodotto in questi lavori.

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Le prospettive per gli operatori culturali e la rinascita della dignità culturale di Roberto Chiesi

Le prospettive per gli operatori culturali e la rinascita della dignità culturale
di Roberto Chiesi 

(Art. apparso sul SardiniaFF News n. 12 Giugno 2012)

È una sfida ardua e stimolante quella che si prospetta per gli operatori culturali dell’Italia di oggi. Ardua, perché devono affrontare il duro lavoro di bonificare il tessuto sociale della penisola dopo decenni di degrado culturale identificabile perlopiù in quell'aberrante, vergognoso fenomeno di illegalità, corruzione, ignoranza, volgarità e altro che il berlusconismo ha generato, alimentato e continua ad alimentare (purtroppo il fenomeno non è ancora finito). Nello specifico, una delle difficoltà maggiori consiste nel creare le condizioni che rendano possibile un “nuovo sguardo” degli spettatori e telespettatori italiani, guarendoli da trent'anni di immondizia televisiva berlusconiana, la peggiore televisione del mondo. Stimolante perché ogni fase di passaggio e trasformazione, nella storia di un paese, può essere foriera del meglio, purtroppo anche del peggio, ma è difficile immaginare qualcosa di peggio dei trent'anni di abbruttimento e squallore vissuti sotto il regime mediatico dell'Unto del Signore e dei suoi servi.

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E l’operatore culturale aprì gli occhi di Angelo Tantaro

E l’operatore culturale aprì gli occhi
di Angelo Tantaro

(Art. apparso sul SardiniaFF News n. 10 Maggio 2012)

E’ la storia del tredicenne, incapace di inserirsi a scuola, che scappa più volte di casa, perché certo di non essere amato, con l’idea di andare a vedere finalmente il mare. Stiamo parlando del  bellissimo “I Quattrocento colpi” di François Truffaut, con il finale più bello della storia del cinema nel momento in cui Antoine Doinel, il personaggio del film, incorona il suo sogno e va via verso il mare scappando dal riformatorio.

Questo film lo ricordo sempre volentieri come ricordo di buona voglia chi organizzava le proiezioni e che con tanta passione ci spiegava della sua scelta di presentare questa pellicola a  noi ragazzi della stessa età del protagonista. Era un film importante, riconosciuto al Festival di Cannes del 1959, dove vinse il premio per la miglior regia. Ma presto capii che  non era tale il valore.  Non per questo ce lo fece vedere e analizzare.


 

Il cineforum prese il sopravvento sulla voglia di giocare le partite di calcio e quelle di pallacanestro.

Qualche anno dopo venne la contestazione giovanile e il mondo si rivoltò. Nuovi valori ebbero la meglio e la società fu diversa. Non durò per sempre e vennero coniati nuovi/vecchi termini come terrorismo, stragi di stato, globalizzazione, mani pulite, immigrazione clandestina, morti sul lavoro, disoccupazione diffusa, precariato.

Oggi ancor più di ieri, “fare il diavolo in quattro”, il significato del titolo del film di Truffaut, è un perfetto sinonimo per descrivere la voglia di mostrare passione e impegno, dare un contributo alle cose del mondo.

Noi siamo dalla parte del cinema. Il linguaggio del cinema è strumento di comunicazione e crescita, sensibilizzazione per una platea capace di farsi coinvolgere.

Ma spesso il pubblico non vuole farsi compromettere non perché non interessato, quanto perché distratto o non educato.

Il cinema, come tutta l’arte, ci narra, il mondo che c'è intorno. Ma siamo disposti a lasciarci intrattenere per stimolare dubbi e riflessioni?

I nostri autori, quelli liberi da logiche mercantili, sono sempre più attenti al clima da basso impero che ci soffoca.

Il cinema italiano di questi anni sta producendo cose eccellenti, non sempre premiate dagli incassi ma certamente penalizzato da un pubblico  un po’ intronato dalla televisione, educato all’evasione, ostaggio dei limiti e del disprezzo del nostro poco illuminato capitalismo e politici fiancheggiatori.

L’oro ai Taviani e i David conquistati con il loro “Cesare deve morire”; la violenza di “Diaz” (don't clean up this blood) di Daniele Vicari; il film di Stefano Sollima “ACAB - All Cops Are Bastards”, con  poliziotti autori e vittime (confuse) delle logiche dello Stato; “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, aggiungiamo noi il sottotitolo, storia italiana di una di alcune delle stragi impunite;  questi film che esprimono condizioni di vita del nostro paese con i suoi troppi misteri e le sue tante contraddizioni, sono esempio di cinema contemporaneo che non evade ma resta nelle nostre riflessioni, valorizzando la nostra esistenza sempre più consapevole e arrabbiata .

Proprio così interviene l’operatore culturale,  attraverso l’analisi in cui deve operare, ne individua le esigenze culturali curandone gli aspetti organizzativi e ne sviluppa il progetto.

Questa occasione è significativa appunto per ricordarci come il cinema sia importante nella promozione dei valori emanati dalla nostra Costituzione.

 

U.I.C.C. Intervista a Pia Soncini Tesoriera dellUnione Italiana Circoli del Cinema di M. Cristina Caponi

U.I.C.C. Intervista a Pia Soncini Tesoriera dellUnione Italiana Circoli del Cinema
di M. Cristina Caponi

(art. pubblicato sul SardiniaFF News n. 9 Aprile 2012)

Continua il nostro viaggio, teso ad afferrare le dinamiche organizzative delle nove Associazioni Nazionali di Cultura Cinematografica presenti in Italia.
La prossima tappa prevede un’intervista alla dott.ssa Pia Soncini, Tesoriere dell’U.I.C.C.. Dietro a simile acronimo, è possibile riconoscere l’Unione Italiana Circoli del Cinema, operante sul territorio dal 1951.
A capo di questa confederazione vi è il Presidente Pier Mario Mignone, i cui fitti impegni lavorativi hanno impedito di poter colloquiare con lui. Essendo Pia Soncini una figura chiave all’interno di questo ente, abbiamo chiesto a lei di evidenziare i punti cardine intorno ai quali ruota l’associazione.

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Un premio a Tonino Valerii, in attesa di una rassegna aquilana di Carlo Di Stanislao

Un premio a Tonino Valerii, in attesa di una rassegna aquilana

15/05/20120

Un meritato premio alla carriera è stato consegnato, lo scorso 21 aprile, al teramano Tonino Valerii, durante la serata finale della trentesima edizione del Valdarno Cinema Fedic, diretto da Marino Borgogni.

Nato nel 1983 come competizione riservata ai soci della Fedic – Federazione Italiana dei Cineclub, il Festival di Valdano ha premiato, quest’anno, il bellissimo “Io sono Li” di Andrea Segre ed ospitato, nella cerimonia finale Gino Paoli e un video a lui dedicato.

 

Noi dell’Istituto Cinematografico Lanterna Magica inseguiamo da un anno il sogno di una rassegna dedicata a Tonino Valerii ed al suo cinema, divenuto oggetto di culto da parte di numerosi cineasti d’oltreoceano delle ultime generazioni, a partire da Quentin Tarantino.
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GIANLUIGI BOZZA, PRESIDENTE DELLA F.I.C.

GIANLUIGI BOZZA, PRESIDENTE DELLA F.I.C.

Federazione Italiana Cineforum

(intervista completa di quella apparsa sul n. 8 del SardiniaFF News)

La storia delle Federazione italiana cineforum (Fic), le prospettive per il futuro. Le sfide. Il presidente Gianluigi Bozza ne traccia un quadro attraverso un’analisi puntuale. Viaggiare attraverso lo schermo diventa un’occasione di confronto e apertura. Sempre seguendo la via della comprensione. Per questo la formazione è un nodo fondamentale, soprattutto adesso, nell’era del digitale, in cui l’audiovisivo è parte integrante della vita di tutti i giorni. Ma è allo stesso tempo uno strumento che va maneggiato con consapevolezza. Ma mantenendo la curiosità di un “esploratore”.

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Fedic, pallida madre. In morte di Giovanni Crocè

Fedic, pallida madre
In morte di Giovanni Crocè.  27 febbraio 2012. Segretario della Fedic

di angelo tantaro

Della stazione di San Marco in Lamis (FG) pochi, forse nessuno, ne conosce l’esistenza. Nemmeno chi ha visto il film La stazione di Sergio Rubini, eppure Giovanni la conosceva perchè amava il treno e la ferrovia.  Conosceva quella piccola stazione del Gargano, scarsamente frequentata, sperduta in mezzo al silenzioso tavoliere delle Puglie. Così come conosceva tante altre stazioni e treni. Gli piacevano. Per caso scoprii la comune passione per i treni, e per la prima volta al telefono, io da Roma e lui da Milano, non parlammo di Fedic. Ebbi modo di spiegargli che credo nel treno come mezzo di cultura e di sogno, proprio come il cinema, Il treno rappresenta Dio, si conosce quando parte e quanto arriva, con qualche incertezza, e mentre tu fai le tue cose ti porta altrove. Alcuni giorni dopo mi inviò una mail, che conservo, in cui mi nominava “Cavaliere ad Interim della stazione di San Marco in Lamis (FG)”.

L'evento luttuoso della prematura e improvvisa morte di Giovanni  ci  fa accentuare il senso di sconforto esistenziale. Solidali tendiamo le mani, in saluto, dalle nostre città, per arrivare sopra i tetti di Milano promettendo di ritrovarci sul tuo riposo e ricordare la tua improvvisa partenza.

Accidenti,  senza nemmeno il tempo di chiarirci se per te era più importante il treno, la musica, la pellicola. Ora sei in viaggio su di  un treno senza fermate con rotta verso l’ignoto.

 

Colloquio con Massimiliano Eleonori, Presidente dell’ ANCCI (Associazione Nazionale Circoli Cinematografici Italiani).

Colloquio con Massimiliano Eleonori, Presidente dell’ ANCCI (Associazione Nazionale Circoli Cinematografici Italiani)

di Maria Cristina Caponi

(intervista completa di quella apparsa sul n. 5 del SardiniaFF News)

Quali sono le linee ideologico-operative alle quali s’ispira l'ANCCI e gli obiettivi finali dell’associazione?

 

L’ANCCI, ossia l’Associazione Nazionale Circoli Cinematografici Italiani, si è costituita come ultima tra le associazioni di cultura cinematografica in Italia nel lontano 1973. È nata all’interno di un legame forte con l’Associazione Cattolica Esercenti Cinema (ACEC), che tutela gli interessi delle ex sale cinematografiche parrocchiali.

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Intervista a Candido Coppetelli, presidente dei Cinecircoli Giovanili Socioculturali

CGS. La politica culturale dei Cinecircoli Giovanili Socioculturali. Incontro con lo staff dei dirigenti nazionali
Candido Coppetelli, Fabio Sandroni e Emilio Santoro
di Fabrizio Violante -  Roma 14 gen 2012

(intervista completa di quella apparsa sul n.3 del SardiniaFF News)

C’è una lunga tradizione tra i salesiani non solo di critica ma proprio di attenzione in senso generale al cinema come strumento pedagogico: come si inserisce in questo filone l’associazione CGS (Cinecircoli Giovanili Socioculturali, una delle nove Associazioni Nazionali di Cultura Cinematografica riconosciute e finanziate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali)?

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Colloquio con Marco Asunis, Presidente della FICC (Federazione Italiana Circoli del Cinema)

Colloquio con Marco Asunis, Presidente della FICC (Federazione Italiana Circoli del Cinema)

di Francesco Bellu

(intervista completa di quella apparsa sul n. 2 Gennaio 2012 del SardiniaFF News)

  • Che cosa differenzia la Federazione Italiana dei Circoli del Cinema (FICC) dalle altre associazioni culturali?

Bisogna  cercare probabilmente nel profondo della storia di ognuna delle 9 Associazioni di cultura cinematografica, almeno quelle  riconosciute ancora per legge dallo Stato italiano, la differenza che le contraddistingue.  La FICC, essendo stata fondata alla fine del 1947, è stata la prima a nascere, si è caratterizzata per la difesa del cinema italiano contro il monopolio del cinema americano e per le battaglie, in particolare, a favore di un’arte libera contro la censura. C’è un bellissimo libro di Virgilio Tosi, ‘Quando il cinema era un circolo’, che racconta,  in un percorso di memoria che va dal 1945 al ’56, di quanto le  differenze ideologiche del dopo guerra abbiano pesato nel frantumare il mondo dell’associazionismo cultuale cinematografico democratico.

Cosa è cambiato da allora?

Finite le ideologie,  ciò che maggiormente caratterizza la politica culturale della FICC oggi è il fatto di mettere  al centro dell’universo cinema  ‘il pubblico’ , considerato il  principale soggetto dello scambio culturale e portatore in sé di precisi e specifici diritti. A Tabor, nel 1987, nella vecchia Cecoslovacchia, la International Federation of Film Societies, con l’allora presidente italiano Carlo Lizzani, deliberò in un decalogo la  ‘Carta dei Diritti del Pubblico’. Ciò ha attivato una pratica comune dei circoli FICC, dove ogni opera filmica viene considerata  funzionale alla crescita autoformativa e critica del proprio pubblico di riferimento; da qui la particolarità del dibattito dopo il film con i suoi metodi e le sue pratiche democratiche, coinvolgenti e partecipative. A differenza di Nanni Moretti, con tutto il rispetto possibile, la FICC è per… ‘il dibattito, sì!’. In sostanza, credo sia  l’aspirazione e la formazione di un ‘nuovo pubblico’ attivo e creativo a caratterizzare l’impegno volontario dei circoli e degli operatori culturali della FICC, in cui il cinema diventa strumento collaterale ma funzionale nella propria azione culturale. E’, per quanti dovessero arricciare il naso, una pratica formativa fortemente piacevole,  concreta e aggregante. Non sarebbe nato un nuovo circolo FICC a Tarvisio l’ultimo giorno dell’anno, né un altro ancora sarebbe sorto a Cagliari due giorni dopo, se non ci fosse l’idea che è possibile crescere e migliorarsi insieme attraverso il cinema.

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SardiniaFF 2012, intervista al neo presidente Angelo Tantaro

Sardinia FF 2012,
intervista al neo presidente Angelo Tantaro

Angelo Tantaro

Il nuovo presidente Tantaro, già alle prese con le novità della settima edizione in scena a giugno, racconta: "Vorrei stimolare il pubblico contaminando il festival del cinema con la poesia, la musica, la pittura, la fotografia". L’intervista di Maria Elena Tiragallo per  www.Cinemecum.it

Leggi l’intervista: http://www.cinemecum.it/newsite/index.php?option=com_content&view=article&id=3629:sardinia-ff-cambio-al-vertice&catid=35&Itemid=411

 

Oristano. Assemblea Consulta Sardegna Fedic - Santa Giusta 20/02/2011

Oristano. Assemblea Consulta Sardegna Fedic - Santa Giusta 20/02/2011

Carissimi,

tramite la Fedic venni in contatto con il vostro mondo condividendo subito le identità culturali e l’affetto che sapete dare. Il Presidente della Consulta Sarda Nando Scanu

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